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La storia del paese di Montuolo

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Il sito del paese di Montuolo

 


Breve storia del paese di Montuolo.

Avendo avuto l'autorizzazione, abbiamo riportato quella già presente sul sito del paese di Montuolo.

La storia è stata scritta dallo studioso e scrittore Di Monaco Bartolomeo.

Il link al sito del paese di Montuolo lo trovate in alto alla presente pagina.

Per raggiungere Montuolo, dopo aver visitato la città di Lucca, si deve uscire da Porta Sant’Anna, costruita ai primi del ‘900, e prendere la Via Pisana vecchia, che è parallela, sulla sinistra, alla più nota Via Sarzanese, la strada diritta che ci compare davanti, appena varcata la porta. La si percorre per circa 5 chilometri finché si trova l’indicazione del paese.
Montuolo può essere raggiunto anche dalla Sarzanese, ma allora, giunti al principio del ponte sul fiume Serchio (che quindi non si attraversa), denominato Ponte San Pietro, si deve svoltare a sinistra e procedere sulla strada che fiancheggia il lato sinistro del fiume, detta via della Polveriera. Al termine ci si trova già dentro il paese.
Montuolo ha una storia antica. I primi documenti che ne parlano risalgono all’VIII secolo. Allora si chiamava Flexo, da un’ansa dell’Ozzeri (o Ozzori), il canale – antico ramo del Serchio - intorno al quale si ergeva un piccolo villaggio di agricoltori e di pescatori. A quel tempo l’ansa del fiume, che ora si trova di fronte alla chiesa, passava sul retro, avendo avuto il corso d’acqua varie modificazioni.

il canale Ozzeri

La chiesa era pievania molto estesa e comprendeva, come si legge in un documento dell’845, paesi limitrofi che col tempo se ne distaccarono, come Cerasomma, Vicopelago, Gattaiola, Pozzuolo, Nave, Sant’Angelo in Campo, Fagnano, ed altri. Il distacco più importante fu quello della Pieve di San Giorgio di Vicopelago, del 989, che si portò con sé i borghi di Pozzuolo, Gattaiola, San Michele in Escheto.

la chiesa intitolata a S. Giovanni Battista in Montuolo


Emanuele Repetti nel suo “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana”, del 1839, riferisce che in un documento datato “Lucca li 9 aprile 970, il Vesc. Adalongo allivella per l’annuo tributo di 15 soldi d’argento a Ildebrando del fu Teuperto la pieve di S. Martino situata nel luogo denominato Flexo”. La pieve di S. Martino altro non è che l’antico nome dell’attuale pieve di Montuolo. Guglielmo Lera, nel suo “Lucca città da scoprire” (Maria Pacini Fazzi Editore, 1975) scrive: “Il più antico documento risale al 738 e ci parla di un luogo abitato e coltivato.”
Nella “Rivista di archeologia storia economia costume” n. 3 – luglio-settembre 1976 si fa riferimento anche ad un documento di poco posteriore conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, perg. + M. 71, il quale riferisce che nell’anno 845 ne era pievano “prete Tassimanno qd. Gumpoli, con impegno per se ed i suoi successori nella pievania di rendere annualmente, nel mese di maggio, al Vescovato di San Martino ‘pro suvrascripta pleve’ venti soldi d’argento da dodici denari ciascuno.”
La stessa Rivista, riguardo al nome di Montiolo (da cui più tardi Montuolo), che “compare per la prima volta nell’anno 1000 in un atto di vendita di terre a vigna ‘in loco et finibus Montiolo prope plebem S. Martini’”, riporta quanto gli abitanti del paese tramandano da tempo immemorabile, ossia che “Originariamente il nome di Montiolo doveva essere attribuito alla sopraelevazione del territorio di Flesso ad oriente della fabbrica della pieve, sul cui culmine si alzava un fortilizio documentato fin dal 1164 in una cronaca pisana.”

la stazione in stato di abbandono


Dedicata, fino al tempo della dominazione longobarda, a San Martino, oggi la chiesa di Montuolo è intitolata a San Giovanni Battista. La modifica avvenne nel X secolo quando tutte le pievanie lucchesi dotate del privilegio battesimale e cimiteriale ebbero questo nome.
Nel 1000 scompare anche la denominazione di Flexo e compare quella di Montiolo, da cui poi Montuolo. La ragione sta nel fatto che, a causa delle guerre tra Lucca e Pisa, fu costruito il fortilizio sulla piccola collina (di cui si parla nel documento già citato), intorno al quale si radunò il nuovo borgo. Si deve ricordare che uno dei primi scontri armati tra Lucca e Pisa era già avvenuto proprio a Montuolo nel 1117. Montuolo, infatti, è distante circa due chilometri dal confine con la provincia di Pisa. Nel XII secolo la chiesa e il suo campanile assunsero la forma attuale, e nel XIV secolo la chiesa fu ampliata di due campate e l’altezza del campanile raddoppiata.

la salita del Forone


Le guerre con Firenze e soprattutto con Pisa indussero Lucca a dotarsi di torri d’avvistamento e di fortezze di difesa. Al momento del pericolo, la torre di avvistamento interessata accendeva un fuoco che, visto dalla torre più vicina, veniva replicato fino a giungere alle vedette della città, che facevano scattare l’allarme. L’operazione si concludeva assai rapidamente sì che i Lucchesi non poterono mai essere sorpresi dal nemico. Due fortilizi si trovavano anche a Montuolo, considerato punto strategico rilevante. Oltre al fortilizio eretto in cima alla collina (Montiolo), da cui il paese ha poi tratto il nome, un altro fortilizio, un vero e proprio castello, fu costruito sulla vicina collina, di cui si ha notizia in un documento del 1198. Intorno ad esso, che fu chiamato Castel Passerino, sorse un piccolo borgo di contadini, in tutto dipendenti dal castello, Borgo San Bartolomeo, dotato di una chiesina con lo stesso nome.
Purtroppo, Uguccione della Faggiola, signore di Pisa, riuscì a sconfiggere Lucca nel 1314, entrò in città, ne prese possesso e comandò di abbattere tutte le torri e i fortilizi che si trovavano nel territorio lucchese. Così, mentre non resta assolutamente nulla della Torre eretta sul piccolo colle di Montuolo, pochi sassi segnano oggi il luogo dove si ergeva Castel Passerino.
A questo proposito, Guglielmo Lera scrive: “Poche furono le terre che ebbero per Lucca un’importanza strategica come questa. Basti pensare che fu dotata di ben due fortezze: quella di Montuolo e quella di Castel Passerino, di cui ci limiteremo a ricordare le distruzioni operate nel 1313 da Uguccione della Faggiola e nel 1336 dai Fiorentini.”

                       

località LE CAPANNE


Come è noto, sarà il grande condottiero lucchese Castruccio Castracani, a cui Niccolò Machiavelli dedicò uno dei suoi libri più famosi, a liberare la città dalla dominazione pisana. Di Castel Passerino, nel 1545 erano ancora visibili la piazza, il muro e il fossato.
Con l’avvento di Castruccio Castracani e poi della Signoria di Paolo Guinigi (1400-1430) l’importanza strategica di Montuolo venne meno. L’invenzione della polvere da sparo e di conseguenza le nuove armi che ne derivarono, la confinarono ad un ruolo meno significativo.
Oggi Montuolo è un paese moderno, ormai unito alla città da una serie ininterrotta di paesi, un tempo soggetti alla sua giurisdizione. Il sagrato della chiesa e la piazzetta dove sorge l’antico Bar Cucchena sono i punti in cui la gente si ritrova a giocare e a discutere. Invasa da nuove costruzioni, mantiene ancora intatta, tuttavia, la tranquillità di un tempo e anche la bellezza del paesaggio, che mostra a sud il profilo delle sue dolci colline, tra cui la Romagna, che fu un presidio di resistenza bizantina durante l’occupazione longobarda, e a nord, poco oltre l’Ozzeri, i doppi e maestosi argini adornati da superbe alberature, dopo i quali s’incontra il fiume antico, il Serchio, ricordato da Dante, quel fiume che ha dato nei secoli molto filo da torcere ai Lucchesi. Una leggenda racconta che fu San Frediano (venuto dall’Irlanda, e si dice fosse figlio di un re), vescovo di Lucca nel VI secolo, a deviarne il corso per tenerlo lontano dalla città.

                   

le tre fontane                                                                                                     loc. la CELLA


Sulla collina di Cocombola, si trovano ancora, oltre ai resti di Castel Passerino, quelli di un eremitaggio (la Cella di Pietro Rustico) le cui tracce si trovano già in documenti del 1198. Poco distante, oggi sotto il comune pisano di Ripafratta, si trova, ormai in disfacimento, ahimè, l’Eremo di Rupecava (Lupo cavo), la cui costruzione si perde nella notte dei tempi. Si dice vi abbia soggiornato addirittura Sant’Agostino che lì iniziò a scrivere il trattato “De Trinitate”. Quando si arriva all’8 settembre, festa dell’Immacolata, ancora si celebra lassù, in mezzo al folto bosco di castagni, una festa antichissima. La Madonnina, scolpita nel 1326 dal famoso scultore Andrea Pisano, non più conservata nella chiesetta dell’Eremo, fatto oggetto di atti vandalici, viene appositamente condotta sul luogo proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo di Ripafratta, dove è custodita per il resto dell’anno.
Sulla collina di Cocombola sorge anche una sorgente di acque salutifere, che ancora oggi molti vengono a prelevare dai paesi vicini con damigiane e bottiglie. Il luogo è detto Polla del Bongi, dal nome di una celebre famiglia del passato. Una leggenda vuole anche che su quelle colline si trovino le orme del paladino Orlando che, posseduto dalla follia, ne abbaccò con passi prodigiosi le cime.

il BAR RITO


Carlo Gabrielli Rosi, nel suo “Il Linchetto”, primo volume (San Marco Litotipo Editore, Lucca, 2000), accenna ad una leggenda che riguarda il paese: “Tra la via Vecchia Pisana e la Sarzanese, che passa lungo il poggio del fiume, scorre una strada che collega il paese di Montuolo con quello di Nave. A metà percorso di questa strada che un tempo era chiamata via della Polveriera ed oggi porta il nome di Manrico Ducceschi, c’era una casaccia isolata nella quale tutti dicevano che c’erano gli spiriti dell’Inferno. La mia mamma diceva che quando si doveva passare da quel posto naturalmente di giorno, non ci si fermasse neppure per un secondo e che si incrociasse il pollice delle due mani fra l’indice e il medio.”

Si ringrazia sentitamente gli autori del sito di Montuolo per la gentile concessione.

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